Post taggati genitori
Post taggati genitori
0 note &

L’invidia s’instaura in chi avverte il dolore psicologico, dovuto alla constatazione della propria inferiorità nei confronti di un altro individuo.
La gelosia la fa da padrona, quando il timore di perdere il possesso esclusivo della persona, da cui ci si sente amati, si stabilisce nell’animo umano.
Sperimentare queste situazioni comporta l’incapacità di vivere positivamente i rapporti, con chi ci sta accanto.
La gelosia e l’invidia sono ansiogene.
L’invidia induce colui che stabilisce il confronto, con chi ritiene maggiormente dotato di capacità o qualità, a considerare un’ingiustizia la propria situazione, non essendo in grado l’invidioso di accettare che altri abbiano qualcosa che a lui manca.
A differenza dell’invidia, la gelosia è uno stato d’animo che appartiene a tutti, sin dalla nascita. È inevitabile quella che il bambino prova all’interno della famiglia e può dar luogo a un periodo difficile. Il supporto di un aiuto, da parte dell’adulto, può insegnare a gestirla adeguatamente.
Sin dall’infanzia, le dinamiche affettive tra fratelli o quelle tra figlio e genitore del sesso opposto, possono scatenare gelosia. Un’azione educativa rassicurante nei confronti di chi è geloso, perché teme di non essere amato al pari di un altro, permette a quell’individuo di evolvere nella giusta direzione, lo induce a conquistare la propria identità e separatezza.
È lo stile educativo, infatti, che spesso incide sul modo e sull’intensità in cui si manifestano determinate emozioni.
All’interno di una classe, dove inevitabilmente si stabiliscono dinamiche affettive di vicinanza emotiva che comporta fratellanza, ma anche conflittualità o distacco, si dovrebbero gestire i rapporti, cercando di aiutare a superare le difficoltà di comprensione tra coetanei, là dove queste siano presenti. È importante parlare con gli alunni. Una chiacchierata può recare sollievo, dare una spinta a manifestare con più libertà i propri sentimenti, aiutare a prendere consapevolezza e a elaborare i contenuti minacciosi.
È utile, incoraggiare i ragazzi a cercare da soli le soluzioni alle loro questioni, evitando di trovare un colpevole, in caso di conflitto, oppure di lodare un individuo, rispetto a un altro. Il confronto ottiene come unico risultato quello di aumentare la gelosia: induce a considerare se stessi, persone che non piacciono.
Il confronto incrementa, in particolare, l’invidia. Raramente l’invidia sfocia nell’emulazione, per cui ci si sforza di assomigliare a chi è portato a modello. Più spesso, invece provoca meccanismi di difesa, distruttivi dei rapporti con il prossimo. Chi si sente minato nell’autostima, infatti, mette spesso in pratica la denigrazione e getta volentieri discredito su chi considera migliore, ferendolo e sminuendolo, nel tentativo di togliergli valore.
L’invidia costituisce una grave minaccia ai rapporti paritari.
Per una buona convivenza, è necessario orientare i ragazzi verso la fiducia reciproca, la tolleranza. Si deve insegnar loro a gestire le relazioni, a non condividere sentimenti ostili, a evitare combinazioni di alleanza ed esclusione, sviluppando invece tutte le abilità che caratterizzano i rapporti sociali.
Riuscire a mettersi nei panni dell’altro, condividendone stati d’animo e vissuti, gratifica e fa sentire importanti.
Insegnare a vivere il senso di appartenenza al gruppo, come un arricchimento e non come motivo di confronto, costituisce una spinta ad agire meglio.
Perché ciò succeda, i ragazzi dovrebbero ricevere soprattutto sensazioni gratificanti. La gratificazione aiuta a sentirsi meno minacciati e permette di acquisire gli strumenti per conquistare la propria identità. Chi è gratificato, più facilmente, scopre l’importanza del rispetto degli spazi altrui e quello delle regole sociali, pur mantenendo fede alla propria autonomia.