Recensioni Arte

Nella Vienna della Bella Epoque, in un clima teso fra tradizione e modernità, si sviluppa una potente energia creativa, che regalerà alla città il primato in molti campi dell’arte e del sapere (basti pensare a Sigmund Freud). A livello artistico le preferenze della borghesia e della nobiltà sono ancora orientate verso una pittura i cui riferimenti stilistici si riducono spesso a una copia dei modelli tradizionali. Modelli che rappresentano in modo distaccato e statuario anche il nudo femminile. In questo contesto, Gustav Klimt (1862-1918), nel cui catalogo sono presenti in misura cospicua figure di donna, si scosta dall’usuale rappresentazione del corpo femminile e preannuncia la rappresentazione della donna eroticamente seducente. Per la manifesta esposizione del suo erotismo, Klimt si scontrerà spesso con il rifiuto della Vienna che risente in buona parte della repressione vittoriana.
La cosiddetta “rivolta edipale” di Klimt, recide, infatti, i vincoli che lo legano al mondo configurato mascolinamente e illustrato dall’arte del XIX secolo. La sua rivolta non è semplicemente legata al conflitto di generazione al centro di una crisi culturale e politica e non è semplice protesta di tipo estetico - concettuale. L’opera di Klimt è legata al radicale cambiamento dell’immagine dei sessi e ai mutamenti sociali del rapporto fra uomo e donna.La sua stupenda NUDA VERITAS (1899) è l’espressione della totale libertà dell’arte che troverà nel secessionismo la sua più alta voce. Rappresenta una figura di donna alta due metri, emblema della verità che, con la sua espressiva nudità, l’incarnato pallido, la chioma fulva, gli occhi vitrei, cerulei e lo sguardo pietrificato è resa quasi inaccessibile. Di una bellezza da levare il fiato, è un dipinto che si resterebbe fermi ad ammirare incantati per ore intere.